F.A.Q.

Per quale motivo utilizzi solo l’analisi tecnica e non quella fondamentale?

Perchè ho una competenza specifica in materia tecnica che è certificata dalla partecipazione al Master Siat modulo avanzato. L’analisi dei fondamentali di bilancio, così come l’analisi intermarket, costituisce un importante mezzo a nostra disposizione per una disamina completa di un titolo azionario. Ci sono società dagli ottimi fondamentali di bilancio che però in Borsa stentano a decollare. Il mercato spesso si accorge in ritardo di questi titoli, ma nel lungo periodo l’investimento risulta quasi sempre conveniente. Credo però che un connubio tra analisi tecnica e analisi fondamentale sia l’ideale per chi guarda al medio periodo. Nel breve termine invece sono un “tecnicista puro”.

Vuoi dire che fai analisi valide soltanto per il breve periodo?

Tutt’altro. Io sono solito esaminare l’andamento di un titolo a partire dalla sua data di quotazione in Borsa. Questo per avere un quadro di ampio respiro che mi consenta di ipotizzare modelli evolutivi del prezzo anche in termini di mesi o di qualche anno (non più di 2/3). Va da sè che nel lungo termine intervengono molte più variabili, e allora l’analisi tecnica andrebbe integrata con i multipli di bilancio che fotografano la salute di una Società e ne pianificano gli obiettivi. C’è poi da considerare l’analisi intermarket che studia i legami tra i vari mercati e definisce le fasi del ciclo economico.

Niente analisi intraday e segnali utili per gli scalpers?

Esatto. Penso che quel tipo di operatività sia più idonea per chi trada sul mercato dei futures, mentre io mi occupo esclusivamente di titoli azionari.

Hai competenze esclusivamente sulle azioni, o ti muovi bene anche su altri strumenti finanziari?

Il Master Siat mi ha dato una preparazione generale, sono io poi che ho scelto di specializzarmi in questo ambito. Conosco i futures, riguardo ai quali ho seguito pure un paio di Corsi all’estero. Conosco gli ETF e gli ETC, li ho tradati (sempre a titolo personale) e li ritengo strumenti molto versatili per investire sugli indici, su determinati comparti o sulle materie prime.

Sei solito comprare i titoli che analizzi su questo blog?

No. O per meglio dire, non mi serve “pompare” le azioni di cui sono già possessore. Le mie analisi hanno intento puramente divulgativo. Inoltre ripeto sempre che  non rappresentano alcun invito alla compravendita, ma sono soltanto spunti di riflessione e di confronto.

Sei sovvenzionato dalle società che analizzi?

In nessun modo.

Di quali strumenti ti avvali per fare le tue analisi?

Utilizzo il software Prorealtime.

Quali tipi di scala utilizzi nell’analizzare i grafici?

Nel breve periodo sempre quella lineare. Nel medio/lungo spesso utilizzo quella semilogaritmica specialmente se il valore del titolo ha oscillato molto nel tempo.

Quali timeframes utilizzi?

Quello giornaliero per le analisi di breve, quello settimanale e quello mensile per le analisi ad ampio raggio.

Analizzi anche titoli poco liquidi a bassa capitalizzazione?

Sì, senza però scendere nel mercato AIM. Le azioni che esamino devono avere almeno un certo numero di volumi negoziati al giorno. Scarto con decisione quelle che terminano spesso le sedute senza avere scambiato.

Cosa pensi della vendita allo scoperto?

Non penso nulla. Io come già detto non invito nessuno a comprare titoli nè tantomeno a shortarli.

Se il mercato dovesse iniziare un lungo trend ribassista, continuerai a scrivere su questo blog?

Certo. E per quale motivo non dovrei? Intanto, nessuno, me compreso è in grado di prevedere la durata di un trend (rialzista o ribassista che sia). La durata stessa è un concetto assai relativo tra l’altro. Solo a posteriori si possono emettere sentenze. Ed essendo anche uno studioso della stagionalità dei titoli e della loro reazione al deflagrare delle bolle speculative passate, sarà una vera sfida il selezionare quelli che a mio avviso potranno andare in controtendenza.

Perchè analizzerai anche titoli americani, se ti rivolgi ad un pubblico italiano?

Perchè siamo in un mondo globale e ritengo necessaria per tutti una diversificazione geografica. Molti dei miei visitatori saranno già aperti ad investimenti all’estero. L’azionario americano è molto vasto e decisamente più variegato rispetto al nostro mercato nazionale. Inoltre, la mia mentalità mi spinge a scoprire realtà quotate a Wall Street e che non siano necessariamente facenti parte del Dow Jones. Un fatto anche culturale quindi, e di curiosità verso il Mondo.